Nick Cave: aspettando il nuovo album (analisi di Love Letter).

Manca ormai poco più di un mese all’uscita del nuovo album di Nick Cave: “Dig Lazarus Dig“, questo il titolo, uscirà nei negozi il 3 marzo del corrente anno.
L’album si presenta come un concept e, ad ascoltare il singolo, sembra siano tornate a galla sonorità più elettriche rispetto all’intimismo (pianoforte, violino e voce) che aveva contraddistinto dischi quali “The Boatman’s Call”, buona parte di “No More Shall We Part” e “Nocturama”.
Non ci interessa di certo fare previsioni su un album dopo averne ascoltato solamente una canzone, a maggior ragione se si tratta di Nick Cave alle prese con un concept: ci riserviamo quindi di metter insieme qualche parere sul disco in esame non prima della metà di marzo, quando “Dig Lazarus Dig” avrà già compiuto almeno una ventina di play completi nello stereo di casa.
Nell’attesa che il 3 marzo mi porti nel negozio di cd qui in città, ho pensato di pubblicare una breve analisi di una delle più toccanti canzoni d’Amore partorite dalla penna di Nick Cave, quella “Love Letter” facente parte del disco capolavoro “No More Shall We Part”.

Love Letter: testo, video, traduzione, analisi.
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In my veins Metal is still flowing.

(Sottotitolo: “Sangi, questo post ti farà felice”)

Da qualche settimana mi sono rimesso ad ascoltare (non che avessi mai realmente smesso) alcuni tra i mie album metal preferiti: senza un evidente perché, cambiando i cd che tengo in macchina, ho infatti realizzato che gli ascolti di quest’ultimo periodo si stanno lentamente spostando verso quel metallo che tanto caro mi fu negli anni dell’università.
Preso atto di ciò, ecco nascere in me una riflessione: sempre più mi convinco del fatto che chi il metal lo ha davvero vissuto, interiorizzato e compreso (molto) difficilmente smetterà mai di ascoltarlo.
Come già ho scritto su questo mio diario non sono mai stato un metallaro narrow-minded, tutt’altro: ad esser onesto non riesco neanche ad indicarvi un periodo della mia Vita in cui io abbia ascoltato solo heavy metal.
Non solo i miei gusti musicali sono sempre stati piuttosto eclettici, ma (con il mio orecchio parecchio critico) esprimevo pareri positivi su qualsiasi canzone sapesse cogliere la mia attenzione, a prescindere dal genere: certo non mi sono mai piaciute le cose troppo banali, questo sì, ma mi sono sempre astenuto dal fanatismo di chi si chiude in un genere considerandolo meglio di altri.
Detto ciò torniamo al topic dell’articolo e, generalizzando/semplificando all’estremo, proviamo ad identificare il metallaro (adolescente?) come appartenente ad una di queste casistiche: Continue - Prosegui nella lettura