“Searching paths to knowledge:
walking through nonsense,
where noone dares.”
La Realtà non ci è nemica: la Realtà, semplicemente, non ci serve.
Ci è d’ingombro.
La Realtà, sterile associazione univoca tra oggetti e compiti da adempiere, è prevedibile nel suo svolgersi e nauseante nel suo ripetersi: l’oggetto ha quella forma perché ha quella funzione e l’unica variabile creativa che talvolta (solo talvolta) resta è il colore.
La Realtà, banale susseguirsi di livelli da conquistare, è simile ad un videogioco bidimensionale che inevitabilmente si sviluppa verso il game over: che questo arrivi presto o tardi non ha importanza poiché il presto e il tardi sono, ai nostri occhi, metriche prive di valore.
La Realtà non ci è nemica: della Realtà, semplicemente, ci disinteressiamo.
Per il suo esser priva di prospettiva, di profondità, di reazioni che generino stupore.
Partendo dal suo scheletro monodimensionale superiamo la Realtà anche nella carne: penetrandola, quasi stuprandola, continuando incessantemente a spingerci oltre.
Oltre il rosso scarlatto di tessuti che si lacerano, oltre il vuoto del nero, la completezza del bianco.
Oltre l’ultima delle possibili interpretazioni,
lì si stendono i nostri fertili terreni.
Oltre l’ultima delle possibili interpretazioni, ove la genesi di prospettive, forme e colori è l’alba del nostro quotidiano.
Noi siamo i sovrani dell’Astrazione, le chiavi di volta dei processi di comprensione globale, l’ultimo baluardo dell’ Intellighenzia.
Siamo matrioske di portali multidimensionali, vie senza ritorno.
Siamo oltre la prevedibilità, oltre la pseudo libertà offerta da scelte comunque limitate: siamo i custodi del pensiero divergente, gli amplificatori di quello creativo.
Ai limiti dell’Intellighenzia, ne rappresentiamo lo zoccolo duro, la Resistenza:
siamo gli ultimi esponenti della Casta dei Bianconigli ed abbiamo dimora in Wonderland,
Eterna dimora in Wonderland.
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Note: qui per la genesi del bianconiglio.
Quote in italics by Sadist and The Doors.




