Il mio plauso per Sweeney Todd.

“There was a barber and his wife
and she was beautiful…
a foolish barber and his wife.
She was his reason for his life…
and she was beautiful, and she was virtuous.
And he was naive.

Ah, that was many years ago…
I doubt if anyone would know.
Now leave me, Antony.
There is somewhere I must go,
something i must find out.
Now, and alone.”

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Edward’s Memories: Cold.

Tristezza congela i ricordi,
Solitudine li priva dei colori.
Tristezza lascia che sia il ghiaccio a prevalere,
Solitudine rallenta le dissolvenze.

Amore e Rassegnazione si contendono l’intangibile presente.

Chissà se gli stimoli hanno una data di scadenza.
Chissà se le muse hanno una data di scadenza,
se anche i ricordi svaniscono.

La Serenità è al di fuori della Società: Continue - Prosegui nella lettura

Music for the Hive. (-updated-)

Aggiornamento 06-12. Il video continuava a mostrarmi alcuni suoi punti deboli: è perciò stato rivisto in più parti (sia audio che video) e, soprattutto, ri-uploadato in qualità sensibilmente migliore (cliccare per credere).
Riguardandolo adesso mi pare finalmente un qualcosa di definitivo, in grado di mettere a tacere quella vocina d’autocritica che sembrava non volermi darmi pace. That’s all.

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(AKA: Not original soundtrack, parte seconda. Qui per la prima parte).

Voi lo già lo sapete, e non è il risultato di un condizionamento dovuto alla visione dello spot qui sotto: è piuttosto una certezza innata quella che ci porta a credere che alla Umbrella Corporation® lavorino per il nostro bene.
Ce lo ripetono da quando hanno sviluppato Regenerate®: “Our business is Life itself” - e noi ci crediamo, ancor prima di d’aver visionato il breve video che han confezionato per il loro amato pubblico.


Regenerate®, commercial: 1 min e 15 sec.

C’è però da dire che, quando si ha a che fare con la scienza sperimentale, qualcosa può sempre andar storto: in situazioni del genere, questo va considerato, visitare l’alveare potrebbe non essere un’esperienza così gradevole.
Se ne conclude che, nel caso in cui siate così coraggiosi da voler davvero salire sul treno che conduce al complesso costruito sotto Raccon City, allora tanto vale che lo facciate con la colonna sonora adatta.
Il sottoscritto ha scelto per voi una dosata miscela di elettronica e metal, selezione accurata al sol fine di allietare il vostro viaggio nei laboratori sotterranei della Umbrella®: Continue - Prosegui nella lettura

Pellicole ammalianti.

C’è qualcosa di affascinante nei film di Sofia Coppola.
Li studio attentamente, ma a fatica riesco a comprendere cosa li renda, ai miei occhi, così ammalianti: non solo mi piacciono ma spesso riescono anche a sedurmi e, non appena terminata la visione, si fa forte l’istinto di premere play ancora una volta.
Dopo aver già visto sia “Il giardino delle vergini suicide” (che rientra nei G8) che “Lost in translation”, qualche giorno fa ritrovo me stesso in videoteca per affittare “Marie Antoinette”, terzo (e per ora ultimo) lungometraggio firmato dalla sopraccitata figlia d’arte.
Premetto che di solito non impazzisco per i film ambientati tra gli immensi palazzi reali di sovrani che furono: questa volta però (ed è questo il primo dei suoi meriti) Sofia è riuscita a confezionare un’opera che ha incontrato in pieno i miei favori, tanto che avrei voluto aver il tempo per rivedermela almeno una seconda volta.
Non mi riesce di descrivere il motivo di questo mio personalissimo apprezzamento nei confronti delle opere realizzate dalla regista: è come se condividessimo alcuni piccoli ma essenziali punti di vista sull’esistenza, ed è questo un concetto che vorrei (anche se non credo di riuscirci) render più definito.
E’ come se la sua visione del mondo si sovrapponesse alla mia, riempiendomi di puro piacere ad ogni inquadratura ricercata, ad ogni analisi del personaggio, ad ogni canzone della (mai scontata) colonna sonora.
No, non sono assolutamente un critico1 e vorrei sottolineare la mia totale umiltà nel cercar di descrivere cosa mi incanti nei lavori della Coppola, sempre ricchi di sensibilità, dolcezza e malinconia
…tre ingredienti che ben s’intonano con il mio essere e che, in Marie Antoinette, s’arricchiscono d’una evidente ricerca del bello, a soddisfare anche l’esteta che è in me.

Ad aumentare il mio piacere si aggiunge il rapporto di collaborazione esistente tra Sofia Coppola e Kirsten Dunst, tanto che potrei tranquillamente azzardare la proporzione: Continue - Prosegui nella lettura

Go for the original language! (updated)

I’ve already written something about it, and so did Luca here.
Here’s the fact: I love learning new languages and, among them, I have to point out that english always had a certain attraction on me.
It’s not only the fact that it’s one of the easiest languages to learn, it’s (and that’s even more important) that it’s so incredibly useful!
(Sometimes I think it’s such a pity I’m the only son: if I had a brother or a sister, I would have bothered him/her so much to simply talk in english every single day.)

Everytime I’m in another country I notice that people are usually surprised that I’m italian and I’m able to speak english: we have a really bad reputation about our knowledge of english, and I think it might also be because all of our movies and tv shows are in italian.
Recently I’ve finally decided to put and end to this: it’s time to learn from other countries (especially from those in the north of Europe) and start watching movies in english (no subtitles allowed)!
Travelling it’s the best way to improve our english but, as it’s quite hard to travel 365 days a year, while we are in Italy we can easily do something helpful just by watching a movie in its original language (which is something quite normal for many people around Europe!).

Woodsman

This evening, for example, I’ve watched “The Woodsman” (I bought the DVD in Kaunas, ’twas pretty cheap) a very emotional movie with Kevin Bacon as a main character.
The plot is about a man who did awful things (he was a pedophile) and is trying to deal with his past everyday of his life, in different kinds of situations: at the working place, with his partner, when he’s alone with himself.
Facing prejudices while trying to start a new life: will good intentions be stronger than the rest?
I won’t reveal any other aspects of the plot: you’ve probably understood what kind of movie it is, and if you’ve found yourself interested I might suggest you to give it a try.

Will it ever come the day in which italians won’t be so well-known anymore for their ignorance regarding english?
We’ll see.

So far, I can only say that once you’ve seen a couple of movies in english, you’ll find it hard to switch back to italian.
Try it and you’ll see it by yourself!

(International friends: will you keep on complaining in Skype now that my blog is written in english?
Hm…maybe I should ask myself first: will I keep on writing it in english?
Same answer as above: we’ll see
.) :)

Update: in the comments Marika suggested us to see this video: it’s funny and quite eloquent about the topic. Have a laugh!
[tags]english, movies, original language, overall, knowledge, english, italian, The Woodsman[/tags]

Subterranean Homesick Alien.

Non saprei cosa dire del mio rapporto con la Lituania: quello che so, ne sono sicuro, è che voglio evitare ogni riferimento alle volgari chiacchiere da bar che ancora troppo spesso mi tocca sopportare in mesto silenzio.
Silenzio, perché chi parla per sentito dire o chi giustifica le sue malelingue con infantili gelosie non andrebbe preso in considerazione.
Perché ancora in troppi amano dar fiato alle corde vocali senza mai aver realmente vissuto ciò che sostengono per vero nelle loro ciance inutili: lasciateli nel loro angolo di pettegolezzi e allusioni, poi provare a vedere la Lituania con i miei occhi.

Cerco i pensieri tra le foglie del thé, nell’acqua che lentamente s’arricchisce di aromi e colori:
quando finalmente li trovo, sembrano tutti d’accordo nel sostenere quanto io ormai sia affezionato ad un Paese di cui apprezzo anche le debolezze, un Paese di cui accetto tutte le imperfezioni con un sorriso lieve e, forse, un po’ malinconico.
Smarrito tra il mio pensare, giunge in fretta la prima conclusione: non si dovrebbe chiamare “casa“?
Un luogo in cui anche i difetti ci sembran pregi e ci comunicano dolcezza.
Un luogo in cui l’imperfezione presente arricchisce invece che svilire, luogo di cui nulla si cambierebbe perché è proprio la sua attuale condizione che ci fa sentire davvero a casa.
Strade da cui non ci si allontanerebbe mai, mura tra le quali mai ci si sentirebbe in trappola: piuttosto, protetti e accolti, mentre fuori l’Inverno tutto ricopre con il suo mantello di nero velluto.
Forse sì, un luogo del genere lo si potrebbe chiamare “casa”.

Ed allora è come il titolo del post1 che ci si sente ora, dopo il ritorno in Italia: come un alieno nostalgico, a cui manca la casa.
Perché, da quando con l’astronave ho lasciato il mio Pianeta per atterrare su un altro a forma di stivale, tutto mi sembra finto e plasticoso: le finte cortesie della gente, il contatto umano, le case, le strade e persino le Stagioni.
Cerco i profumi e le immagini di quella che sento esser la mia Casa, ma qui non le trovo.
Non c’è un Inverno a cui sottrarsi, abbracciati stretti stretti, per scivolare in fretta tra le mura di casa: non c’è il gusto del thè, quello vero, mentre fuori il nero è ovunque ed alberi scheletrici alzano le loro tremanti estremità al cielo corvino.
Non si avverte il tepore delle mura in cui riposare, e gli spazi sono inutilmente abbondanti.
Qui c’è troppa gente e questo uccide il Silenzio: instaurare rapporti umani non è complesso, ma tutto si ferma in superficie.
Non si riesce ad andar più nel profondo, perché c’è poca attenzione ai gesti ed al piccolo delle cose semplici.
Ci si perde, in questo Stivale così confusionario.

Per molti l’apparenza è che lo Stivale sia più evoluto di Casa, ma ai miei occhi tutto continua ad apparire troppo artificioso:
preferisco l’imperfezione d’un fiore vero, piuttosto che la finta perfezione d’un ornamento in plastica.
Anche se quell’ornamento sintetizzato in laboratorio può sembrare più bello, colorato, immortale nelle sue calcolate simmetrie, a me continuerà sempre a sembrare semplicemente finto.
A Casa mia tutto è più semplice: Continue - Prosegui nella lettura

Resident Evil: Extinction

Resident Evil Extinction
We’ve fought the infection,
we’ve survived the Apocalypse,
and now we face Extinction.

Diciamocelo subito: mi è piaciuto, e non poco.
E’ vero che (non lo nascondo) mi piacciono i film cosidetti “apocalittici”, quelli in cui il genere umano è alla fine dei suoi giorni e la Terra un inutile pianeta dimenticato, abbandonato.
Mi piace immedesimarmi nel protagonista ed immaginare d’esser al centro d’una metropoli, solo tra automobili in fiamme, palazzi decrepiti, decadenti, abbandonati.
Solo io ed un fucile a canne mozze, mentre vecchi fogli di giornale d’un tempo che fu si levano da terra, sorvolando cadaveri e rifiuti lasciati a marcire in strada.
Ora che sappiamo quanto io apprezzi questi scenari post-apocalittici andiamo a parlare più nello specifico della pellicola in questione: il fatto che mi sia piaciuta non è poi cosa così scontata, considerando che non molti giorni fa ho visto 28 settimane dopo (stesso genere di Resident Evil) e ne sono rimasto parzialmente deluso.
Il mio apprezzamento per questo genere di film non mi priva dunque d’obiettività: se a “28 giorni dopo” darei una misera sufficienza, a “Resident Evil: Extinction” posso tranquillamente dare un voto che oscilla tra il 7 e l’8…
…anzi, direi di più: Resident Evil è, a mio parere, tra i migliori film del genere.
Andiamo ora ad analizzare pregi e difetti di questa pellicola, cercando di spiegare come mai mi sia piaciuta così tanto… Continue - Prosegui nella lettura

That’s why we love Homer Simpson.

Se hai 15 secondi ti spiego perché Homer Simpson è il personaggio più amato dagli italiani (e non solo)… Continue - Prosegui nella lettura