La valutazione d’uno stato d’essere interiore andrebbe sempre contestualizzata in una precisa realtà socio-temporale e, attraverso i sentieri dell’odierna società, l’eccessiva sensibilità si rivela essere nient’altro che un handicap.
Una debolezza.
Essere teneri nell’Emotivo non rappresenta più una dote ma, anzi, s’identifica nell’autolesionista metafora del bastone che va ad incastrarsi tra i metallici raggi delle nostre quotidiane rotazioni.
Io mi schermisco dall’arrivista e dall’individualista, personaggi che muovono i loro passi solo ed esclusivamente nella direzione che a loro interessa, evitando ogni interazione con il prossimo perché violerebbe la loro libertà personale.
Mi ritrovo debole e sempre più silenzioso, meno incline allo scherzo o al divertimento fine a se stesso: è il mio handicap, la mia intensità.
Non riesco a vivere inserito tra gli altri senza aprirmi agli altri,
non riesco ad aprirmi agli altri senza aprirmi completamente agli altri,
non riesco ad aprirmi completamente agli altri senza finire per ferirmi.
Rifuggo la mancanza di riflessione,
la superficialità dell’interazione e del Sentimento,
la mediocrità dell’agire ma (soprattutto ed ancora una volta) la mancanza di riflessione.
Mi ritrovo debole e sempre più silenzioso, meno incline allo scherzo o al divertimento fine a se stesso: è il mio handicap, la mia intensità.
Non c’è più il desiderio di pensare prima di agire,
di perdersi completamente in un altro per condividere il cammino:
non c’è più questa volontà, perché condividere un cammino comporta qualche piacevole compromesso,
e qualche piacevole compromesso limità le (nostre? vostre!) individuali libertà.
“E quale orrore non poter più riempire di detestabile nicotina le pareti di una camera da letto,
disegnando su pixel i bozzetti di lavori incompleti.
Quale orrore definire un lavoro incompleto,
sulla consapevolezza che sarebbe già potuto esser perfettamente definitivo da un pezzo,
se solo non si fosse perso Tempo nell’umana interazione con esseri troppo sensibili.
Ma quale orrore perdere Tempo con esseri eccessivamente sensibili, che vorrebbero condividere processi di Crescita ma che in realtà altro non fanno se non limitare le libertà!
Quale orrore!”
Perché, in fondo, è difficile fare del bene ad una persona senza intrecciarsi ad essa come le trame di stoffa pregiata,
ma è difficile (impossibile!) intrecciarsi con persone radicate sulle monolitiche costruzioni delle loro scelte passate,
persone che vedono nell’intreccio di trame una limitazione della loro libertà.
Perché è difficile fare del bene e, se il nostro essere ci spinge naturalmente a fare del bene, non fare del bene ci fa star male.
Perché è difficile, in questa società, vivere con un tale handicap nell’Anima:
la debolezza della sensibilità, della totale dedizione all’altro.
E’ un peso davvero insostenibile.


