
Scompose la realtà in numerosi frammenti effimeri:
come se la realtà fosse un raggio di luce bianca e lui, assumendo la funzione d’un prisma elegante, con implicita naturalezza si divertisse a separarne le colorate lunghezze d’onda per diffonderle nell’intorno.
Così la sua realtà fu scissa in singoli attimi non più caoticamente sovrapposti ma chiaramente identificabili nelle loro caratterizzanti peculiarità: lui era lì, in ognuno di quegli attimi, ebbro.
Nell’Effimero, ebbro.
Poiché la Vita non è che la sommatoria di infinitesimi istanti nei quali bearsi, nei quali provare Piacere: solo così si potrà riflettere quel Piacere verso le persone che (occasionalmente o meno) ci sfiorano, alla ricerca d’interazioni spesso inconsapevoli.
La Vita non è che la sommatoria di singoli attimi nei quali perdersi, per incanto: con meraviglia arrivare quasi a non riconoscersi più, scrivendo di se stessi in terza persona.


