Henry’s photoblog.

Che freddo. Che freddo e che confusione: mentale, emotiva, sensoriale. Quale silenziosa mancanza di concretezza dietro a pensieri sempre troppo profondi, quale fatica nel muovere dita quasi congelate dal freddo di cui sopra. E' come sfiorare il vuoto del mondo intero, come avvicinarsi alla comprensione del tutto per concluderne che, in fondo, l'oggetto di studio non erano che semplici gas rarefatti. Quant'è difficile svuotarsi della Dolcezza per farne dono a chi si rifiuta d'accettarla: quanto fa male riempirsi di freddo ed affrontare il vuoto che si nasconde al di là d'insolvibile entropia. Da piccoli ci si credeva vittime: ora le prospettive sono cambiate e, semplicemente, si cerca l'amplesso con la Solitudine addolcendo l'atto con fotografie, ricordi, canzoni. Emozioni? La durata del vissuto si fa soggettiva: sembra un secolo, ormai. Quasi un secolo. Quasi un secolo, ed un respiro ancora. Un respiro ancora, ennesimo baluardo d'una perseveranza piuttosto evidente. Un respiro ancora, prima che il vuoto e il freddo facciano scivolare tutto in un irreversibile fade-out. (Nel frattempo si sorseggiano esperienze, distillati d'emozioni condensate in ricordi). [tags]emptiness, world, loneliness, vuoto, mondo, solitudine[/tags]
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2 comments in “Caressing the Emptiness of the World.”

  1. Marika says:


    Anche qua. Freddo e confusione. Molto.

  2. Henry says:


    Maybe we should have met this winter, really.



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