Non saprei cosa dire del mio rapporto con la Lituania: quello che so, ne sono sicuro, è che voglio evitare ogni riferimento alle volgari chiacchiere da bar che ancora troppo spesso mi tocca sopportare in mesto silenzio.
Silenzio, perché chi parla per sentito dire o chi giustifica le sue malelingue con infantili gelosie non andrebbe preso in considerazione.
Perché ancora in troppi amano dar fiato alle corde vocali senza mai aver realmente vissuto ciò che sostengono per vero nelle loro ciance inutili: lasciateli nel loro angolo di pettegolezzi e allusioni, poi provare a vedere la Lituania con i miei occhi.
Cerco i pensieri tra le foglie del thé, nell’acqua che lentamente s’arricchisce di aromi e colori:
quando finalmente li trovo, sembrano tutti d’accordo nel sostenere quanto io ormai sia affezionato ad un Paese di cui apprezzo anche le debolezze, un Paese di cui accetto tutte le imperfezioni con un sorriso lieve e, forse, un po’ malinconico.
Smarrito tra il mio pensare, giunge in fretta la prima conclusione: non si dovrebbe chiamare “casa“?
Un luogo in cui anche i difetti ci sembran pregi e ci comunicano dolcezza.
Un luogo in cui l’imperfezione presente arricchisce invece che svilire, luogo di cui nulla si cambierebbe perché è proprio la sua attuale condizione che ci fa sentire davvero a casa.
Strade da cui non ci si allontanerebbe mai, mura tra le quali mai ci si sentirebbe in trappola: piuttosto, protetti e accolti, mentre fuori l’Inverno tutto ricopre con il suo mantello di nero velluto.
Forse sì, un luogo del genere lo si potrebbe chiamare “casa”.
Ed allora è come il titolo del post1 che ci si sente ora, dopo il ritorno in Italia: come un alieno nostalgico, a cui manca la casa.
Perché, da quando con l’astronave ho lasciato il mio Pianeta per atterrare su un altro a forma di stivale, tutto mi sembra finto e plasticoso: le finte cortesie della gente, il contatto umano, le case, le strade e persino le Stagioni.
Cerco i profumi e le immagini di quella che sento esser la mia Casa, ma qui non le trovo.
Non c’è un Inverno a cui sottrarsi, abbracciati stretti stretti, per scivolare in fretta tra le mura di casa: non c’è il gusto del thè, quello vero, mentre fuori il nero è ovunque ed alberi scheletrici alzano le loro tremanti estremità al cielo corvino.
Non si avverte il tepore delle mura in cui riposare, e gli spazi sono inutilmente abbondanti.
Qui c’è troppa gente e questo uccide il Silenzio: instaurare rapporti umani non è complesso, ma tutto si ferma in superficie.
Non si riesce ad andar più nel profondo, perché c’è poca attenzione ai gesti ed al piccolo delle cose semplici.
Ci si perde, in questo Stivale così confusionario.
Per molti l’apparenza è che lo Stivale sia più evoluto di Casa, ma ai miei occhi tutto continua ad apparire troppo artificioso:
preferisco l’imperfezione d’un fiore vero, piuttosto che la finta perfezione d’un ornamento in plastica.
Anche se quell’ornamento sintetizzato in laboratorio può sembrare più bello, colorato, immortale nelle sue calcolate simmetrie, a me continuerà sempre a sembrare semplicemente finto.
A Casa mia tutto è più semplice: gli alloggi, le strade e persino gli autobus - in quella semplicità però io vedo l’incantevole magia del Reale, di cose o persone che hanno una storia da raccontare.
E se di quella storia un giorno non dovessi più averne voglia, mi basterà camminare per pochi minuti fuori dalla città per trovarmi immerso in nient’altro che Natura.
Si dice che l’Inverno, a Casa mia, sia semplicemente un peso da sopportare: per me è vivo, reale, freddo e scuro come dovrebbe essere.
E le ore di buio di questi mesi le recuperiamo in Estate, dove il Sole sta alto nel cielo fino a tardi, relegando la Notte ad una manciata di ore dopo la mezzanotte.
A Casa gli amici, quelli veri, si abbracciano: qui (così mi dicono) non è concesso, perché i maschi ti evitano credendoti gay e le ragazzine si convincono che nel tuo gesto spontaneo siano in realtà nascosti secondi fini.
Sì, anche i rapporti interpersonali che stringo a Casa mi paiono meno artificiali e più reali, vivi, vibranti.
Forse, quello che più mi manca di Casa, è il gusto delle cose semplici ma vere: il non dover cercar sempre significati nascosti dove in realtà il significato è uno solo…
…ma solo chi ha nel cuore la purezza e la sensibilità d’apprezzarlo può rendersene conto.
Pictures (vedere data nella descrizione, alcune foto appartengono a spostamenti precedenti).
Ringraziamenti: Diana, Sandra, Dovile, Irma, Sandro & Indre (Sandro’s blog), Marius, Vaiva.
1: cit. Radiohead, titolo della 3rza traccia di Ok Computer.
Ed allora è come il titolo del post che ci si sente ora, dopo il ritorno in Italia: come un alieno nostalgico, a cui manca la Casa…
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“I live in a town
Where you can’t smell a thing
I’d tell all my friends
But they’d never believe
They’d think that I’d finally lost it completely
I’d show them the stars
And the meaning of life
They’d shut me away
But I’d be all right
All right…”
[tags]Lituania, pensieri, impressioni, pictures, foto, Radiohead, Subterranean Homesick Alien, video[/tags]



Sara’ per casualita’,
Sara’ per la “base di partenza in comune,
O per il “punto di arrivo”,
Sara’ probabilmente perche’ ne abbiamo parlato per una settimana di seguito,
ma le stesse cose accadono a me.
Tom Yorke lo spiega bene, il tuo post ancora meglio.
Baltic Man:
Non è stato semplice scrivere questo post: l’ho rivisto parecchie volte, perché non ne ero mai soddisfatto.
Poi l’ho pubblicato credendo d’aver fatto in fondo un lavoro discreto, poiché finalmente sono riuscito ad esplicitare i come e i perché io mi senta a casa in Lietuva…
…il tuo apprezzamento non ne è che la conferma, e vale doppio perché tu in Lituania ci hai vissuto (e mai ti sei sporcato con le chiacchere da bar di cui parlo in apertura).
E’ importante questa condivisione di punti di vista, anche perché l’argomento in questione è un qualcosa di assolutamente personale…
…sei stato una piacevole sorpresa, ed hai contribuito sicuramente ad arricchire questa mia n-esima permanenza a nord-est.
Oltre alle opinioni, si sono uniti anche due gruppi di amici diversi: ho ricordi stupendi delle serate trascorse insieme, e null’altro da aggiungere.
Questa song è da sentire leggendo il tuo post, ha un’anima sua, ma si addice bene anche alle tue parole.
Mi spiace che il tuo ritorno non sia stato come si spera sia un degno a caloroso ritorno a casa.
Io quando dopo tempo sono stata lontana provo immenso piacere nelle mie cose qua, nelle persone che vedo e con cui parlo di solito, nelle cose da “dover” fare, nella mia casa dove in verità la natura prevale a tutto il resto, forse il trucco è abitare in un posto che ben si accorda con il nostro spirito.
Forse.
Ormai mi hanno marchiato come il flagello del Baltico, ho sempre avuto una discussione in sospeso con la Lituania, ma è vero che in tutti i suoi difetti quel paese mi ha sempre lasciato addosso una certa nostalgia. Partirò il 23 Dicembre, per la prima volta prenderò l’aereo con Rita e Greta e anche se solo per 15 giorni sarò nuovamente in Lituania.
Quando penso a Klaipeda, alle sue stradine, al profumo di mare e ai suoi cittadini, mi viene un poco di nostalgia. Ti capisco.
(Questo commento è da incorniciare)
Eh, come ti capisco,si avvicina sempre di piu’ anche per me il momento di PARTIRE(bada bene non TORNARE…)
Ho parlato con il “Folletto”,sarebbe disposta ad ospitare in primavera due vagabandi,che dici si va’?
Ho stampato il commento di Karim, qui sopra!
MarlaSinger:
ho avuto il mio ritorno a Casa quando sono atterrato a Vilnius, questo apprezzo e per questo ringrazio.
Lo Stivale non mi si addice, ma la valutazione è puramente soggettiva: non “sputo nel piatto in cui mangio”, questo vorrei fosse chiaro - solo dico che, in fondo, ci son luoghi che “s’accordano con il mio Spirito” meglio di quanto non faccia l’Italia.
Per una valutazione definitiva dovrei provare a vivere a Casa per almeno un anno senza interruzioni, ma il problema economico potrebbe farsi sentire dopo i primi mesi.
Sto lavorando ad una possibile soluzione: è certo che se trovassi un lavoro lassù a nord-est non esiterei troppo a trasferirmi, ma per ora uno spostamento a lungo termine sarebbe prematuro.
Karim:
che piacere leggere il tuo commento, davvero.
Non avrei mai pensato d’aver con te un’intesa anche su questo argomento…
…è con gioia che leggo le tue parole (sì, quelle che l’uomo baltico ha stampato)
Luca:
eloquente la precisazione tra partire e tornare.
Se si va? Certo che si va, che domande.
Dai ragazzi, in fin dei conti ho una figlia e una moglie lituana. Ci sarà un motivo no?
Su quel sito la, in ogni caso, non ci andrò mai! (italie…)
Karim: su quel sito non ci torno più neppure io da mesi e mesi ormai…
…non so neanche più se il mio account sia ancora valido!
Io devo assolutamente cambiare atteggiamento mentale verso la Lituania. Vi assicuro che tra 10-15 anni saranno i nostri ad emigrare lassu’ come facciamo già verso l’Irlanda, gli USA e l’UK. Ci spaccherà il culo anche la Grecia!
Boia deh, appena tornato e già ce l’hai con qualcuno?
Come se partendo avessi lasciato il rancore qua, ad aspettare il tuo ritorno.
Karim: …e l’australia.
Comunque, quel sito la’ l’ho evitato fin dal principio, per viver sereno.
Henry: Stai lavorando a una possibile soluzione……! eheh
Karim: sai che quella di una futura emigrazione lassù l’avevo pensata anche io?
Mat: Non so, forse hai frainteso le mie parole, ma ti assicuro che non ce l’ho con nessuno!
Uomo baltico:Già, già, ad una “possibile soluzione”!