…your hands upon the wheel. 1
E la mente?
Dove la lasciamo andare la mente, Jim?
Nei nostri viaggi notturni, con gli occhi sulla strada color pece e le mani ben salde sul volante non riusciamo a trovare uno spazio altrettanto concreto per i pensieri, non trovi?
Perché ci piace guidare la notte, soli in macchina con il sottofondo musicale adatto: perché la guida notturna è introspettiva, unica nel suo saper unire la filosofia del viaggio all’intimità del notturno.
Ed è così, mentre l’auto diventa un prolungamento dei nostri arti, che riusciamo ad instaurare un delicato contatto con il mondo che ci avvolge: nel Silenzio del nostro guidare, nell’astrazione del nostro viaggiare.
Questa sera sono andato non molto fuori città: quei pochi chilometri percorsi da solo nel buio sono stati sufficienti a risvegliare in me la passione per la solitaria guida notturna - paziente, rilassata, mai di fretta.
Quei pochi chilometri sono stati sufficienti a risvegliare in me il ricordo di quel viaggio iniziato a Lione dopo cena, terminato nel garage di casa alle due: chilometri vissuti da solo tra la Natura delle montagne che dividono Francia e Italia, preferendo la compagnia di boschi, scoiattoli e volpi alla monotonia d’un tunnel che sempre cerco d’evitare.
E la mente?
Dove la lasciamo andare la mente, Jim?
La lasciamo libera d’andare, sicuri che in questo suo anarchico peregrinare lei trovi sempre la via di casa: perché i pensieri da cui si lascia spontaneamente avvolgere sono preziosi indizi rivelatori di ciò che lei vorrebbe essere.
Così noi, mentre proseguiamo il viaggio, impariamo la più importante delle lezioni: lo facciamo guardandoci dentro, fino a che non sorgono le prime luci dell’alba.
1cit. The Doors, “Roadhouse blues”
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