Henry’s photoblog.

Cellulari ed e-mail sono d'una tale comodità che credo si possa tranquillamente affermare siano ormai diventati indispensabili - la diffusione del VOIP, del wi-fi e dell' UMTS hanno fatto il resto: non solo si può quindi essere perennemente reperibili ma lo si può essere anche ad un costo sempre più basso, che ormai (senza troppo approssimare) potremmo definire quasi irrilevante. E la cosa, sia chiaro, mi sta bene: molti dei miei amici usano correntemente e correttamente sia il mezzo e-mail che Skype, per cui ci si può organizzare comodamente e senza spendere neanche una lira (qualcosa di inimmaginabile fino a una decina d'anni fa). Il problema si pone però quando di tanta comodità si diventa schiavi, abusandone. Proprio oggi, sarà il clima delle vacanze ormai prossime, è nata in me questa riflessione: ma si può davvero considerare "vacanza" un periodo di tempo trascorso fuori casa, in cui si ha però l'obbligo morale di tenere il cellulare acceso e controllare la mailbox? Vi sarà capitato di vedere persone che, in ferie, vivono con il notebook perennemente sulle ginocchia e il cellulare sempre a portata di mano, ché "non si sai, se mi cercano dall'ufficio" o ancora "sì, sì, un secondo: rispondo alla mail del cliente poi andiamo in spiaggia - a proposito: sei sicura che il cellulare prenda in spiaggia? C'è una rete wi-fi? L'UMTS ha pieno segnale? Sai, in caso il cliente dovesse rispondermi..." Un qualcosa del genere si può davvero chiamare vacanza? La vacanza è il dove, il come o entrambi? Cioè: basta essere fuori città per potersi definire in vacanza o è necessario prestare anche attenzione al come si vivono quei giorni lontani da casa? Il Garzanti ci dice che vacanza è (o almeno dovrebbe essere) un "periodo di temporaneo riposo dalle proprie ordinarie occupazioni", per poi specificare che "fare vacanza" significa espressamente "non lavorare, non studiare". Grazie caro Garzanti, ché credevo d'essere io l'anormale ed invece tu mi dai conferma che (secondo la lingua italiana) il concetto di vacanza è proprio quello che ho in mente io. Se mi venisse chiesto di scegliere tra 8 giorni di vacanza senza obbligo di reperibilità e due settimane di ferie ma con tale gravoso onere sul groppone, non avrei dubbi: 8 giorni di pulizia mentale con il cellulare "casualmente" dimenticato a casa... ...e sarò anche un Apple-fan, ma il mio MacBook lo lascerei sicuramente a far compagnia al telefonino, sulla scrivania della camera da letto. Non so come la vediate voi, ma per me in valigia non può mancare un elemento fondamentale: la libertà, l'impagabile libertà di non essere reperibile. Per cui, a tutti coloro che in questi giorni mi chiedono se terrò acceso il cellulare o se controllerò le mail, la mia risposta è la seguente: "se (e dico se) lo farò, di sicuro non sarà più di una volta ogni paio di giorni". Il dialogo di solito continua con: "ma se non accendi il cellulare come farai a...?" Farò meglio. [tags]reperibilità, vacanze, stress, cellulare[/tags]
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