Henry’s photoblog.

Lascio il mio corpo immobile a fissare lo schermo: scritte e immagini s'avvolgono intorno a fibre nervose, per raggiungere il cervello e lì fermarsi ad aspettare. C'è una pagina internet aperta per caso, di quelle in cui inciampi senza capire come: c'è Cristiano Godano in bianco e nero che su di un palco fa sesso con la sua chitarra, lanciando piede e stivale nella direzione opposta alla tastiera su cui tutte e sei le corde vibrano d'emozione.
Godano
Dall'altro lato dello schermo ci sono io, un corpo perso nella sua statica fissità: qualcuno prende fiato e scarica parole che finiscono per essere incomprensibili monologhi, lettere che s'accavallano a pensieri sollevando nient'altro che un gran polverone. E ci sono piccoli problemi, quali quelli che se il polverone lo si respira per troppo tempo poi ci si diventa allergici - e davvero non c'è antistaminico che tenga. Io continuo ad ammirare Cristiano, che infatti il mio fissare è sempre equivoco e lascia spazio a più d'una possibile interpretazione. Ad intervalli più o meno regolari sul display compaiono eleganti riquadri d'un lucido elegante nero, ad avvisarmi dell'inizio d'una nuova canzone che al sopracitato monologo andrà a far da sottofondo. L'unico pensiero che riesce a salvarsi dal caos è che ho troppi pensieri e troppo profondi: il che di per sè già è un paradosso, perchè il pensiero che si salva è solo uno. L'unico che riesce balzar fuori dall'agonia mi dice che gli altri erano troppi e troppo profondi, sottintendendo che non si può continuare così, perchè c'è un limite alla sopportazione quando ci si veste d'umana piccolezza: dovrei instupidirmi, sbarazzandomi di tutte queste inutili sfide con una secca scrollata di spalle. Dovrei fare come in questa foto: lasciare me a colori, e tutto il resto in bianco e nero.
JustMe.jpg
Dovrei far come in questa foto e non, come sempre accade, sbiadirmi in scala di grigio purchè il resto rimanga a colori. Ma c'è che forse sono più bravo con Photoshop 8.0 che non con Vita 1.0, chè il secondo programma (ai miei occhi) ha sempre troppi bugs, e tendo a disaffezionarmene troppo in fretta... ...oppure a rileggerlo come piace a me, interpretandone sia il codice che l'utilizzo: ma queste, così dicon tutti, sono cose che sarebbe più saggio non fare, ecco.
E' un bravo figlio, ma non è facile capacitarsene. Una madre forse può, con l'amore formidabile che è in lei Lenta un giorno apparirà, rossa piaga apparirà, la cognizione di un dolore miserevole. E lenta un giorno crescerà, e cancrena si farà, la cognizione di un dolore deprecabile. E più grande di ogni colpa avrà inviolabile sovranità su chi non potrà più vivere felice, mai. E più d'ogni colpa porterà al verdetto della verità: "pagherai scrivendone".
Pagherai scrivendone: se così fosse se ne potrebbe trarre una qualche gioia passeggera, come quella del primo di giorno di vacanza, di un'illusione che in fretta finisce ma che a noi piace perchè l'illusione nell'illusione è quella di farci credere che mai morirà. [tags]Cristiano Godano, Marlene Kuntz, Bianco Sporco, La Cognizione del Dolore, introspezione, flusso di coscienza[/tags]
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4 comments in “Il mio Bianco, sporco.”

  1. iSleepy says:


    che bel post intenso!
    Sarà perchè amo i Marlene o perchè è scritto proprio bene?
    toh, senti che rima! :D

  2. gloutchov says:


    E’ solo un momento. Torneranno i colori prima o poi. Lime, Ruby… cinque colori che illumineranno la vita 1.0 che credi essere piena di bug :)

  3. S'incontrano pensieri affini... says:


    [...] Henry? Il mio Bianco, sporco. Lug [...]



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