
Ci ho provato, non si dica di no.
Mi sono iscritto al corso di comprensione avanzata degli umani comportamenti,
ho seguito con vivo interesse e sincera partecipazione tutte le lezioni.
[Quotidianamente, 24 hrs al giorno].
Mi sono smarrito tra intensità emotive che si ergono simmetriche alle estremità opposte d’un infinito spettro di sentimenti e ho cercato, anche nello smarrimento, il vero significato dei gesti e delle azioni.
Senza mai chiedermi “perché”, quanto piuttosto permanendo in uno stato di continua e silenziosa ricerca d’un più profondo sapere.
Ho dovuto sostare sovente in sicuri e personali anfratti, poiché spaventato dall’assenza di meritocrazia, dal poco rispetto, dallo sfruttamento e dalla più banale stupidità.
E che mi si incolpi pure d’esser finito nel mucchio, ma è e rimarrà evidente la mia cristallina volontà di dirigermi altrove (e, allo stato delle cose, anche la sola pura volontà è fattore tanto importante da non poter esser trascurato).
La misantropia è troppo e, forse, troppo si lega ad una rabbia adolescenziale che ormai è quasi del tutto svanita.
La misantropia è troppo, ma la compassione derivante dall’osservazione di prevedibili clichè è ormai inevitabile: compassione non arricchita da nessun tipo di superiorità, quanto invece densa di pena e disincanto.
[Che pena.]
Osservo con più distacco per poi concludere che l’iniziale desiderio di comprensione fosse davvero immotivato: non c’è infatti nulla da capire, tutto è così obsoleto e prevedibile.
Inutile voler comprendere ed arricchire qualcosa che non è (o, quantomeno, non è assolutamente come dovrebbe essere.)
Se voi sapeste, che pena.
Ci ho provato, non si dica di no.
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