Scatti che non fermano il Tempo.

Il Tempo accorcia il guinzaglio limitando le mie libertà gestionali,
in questa Primavera pregna di cambiamenti.
Crucciarsi per un limite così oggettivo sarebbe da stupidi: in un giorno se ne contano ventiquattro, ed è un prendere o lasciare.
Non resta dunque che ottimizzare ciò che la matematica suddivisione del Tempo accuratamente fornisce,
calcolandone il doppio di dodici ogni giorno,
ripartendole tra notte e dì in modo differente al variare delle Stagioni.
Ed è ora, in questa Primavera di piccole dolci rivoluzioni, che il dì allunga i suoi luminosi arti per sottrarre alla notte qualcuna di quelle monetine dal valore di tremilaseicento secondi:
20+4, però, continuano ogni giorno di più a sembrare insufficienti, ed il sonno reclama la sua fetta di bottino.
Con fatica riesco ad aggiornare questo mio diario, vorrei fermare il Tempo:
come quando lo specchio della reflex si solleva,
il sensore si spoglia dell’otturatore come un’Amante vogliosa si libera dei vestiti,
desiderosa di lasciarsi inondare di luce, impressionandosi con colori, forme, immagini.
Vorrei fermare il Tempo, ma ho come l’impressione che neanche i miei scatti ci riescano:
se non rallentano la ritmica danza delle lancette, però, almeno riescono oggi a lasciarmi qualche briciola di soddisfazione in più rispetto a ieri
…soprattutto quelli così vanitosi da mettersi in mostra nella prima pagina del mio account Flickr.
Ed è tutto, per ora: a risentirci durante la 25a ora.

When meat dolls become jokes.

C’erano tempi in cui la ninfomania rock n’ roll era tra i piatti più cool, specie se servita con contorno di drugs in differenti stati di aggregazione.
Erano quelli i tempi in cui cibarsi di certe pietanze non era di certo anacronistico, per quanto qualcuno potesse averne riserve di stampo moralista: ammonitori a parte, il resto poteva anche esser divertente.
Dico poteva perché giocattolini del genere sono spesso mal progettati: stufano in fretta, riescono ad annoiare ancor prima di rompersi, nonostante la costruzione non sia di certo superiore alla progettazione.
Il che è tutto un dire.

Erano Continue Reading

Non ho intenzione di piacervi.

Aggiornata la descrizione: ora è più sintetica, trasparente e diretta.
Evita eccessive divagazioni, penetrando con immediatezza là dove il nettare è più prelibato: pronti per la suzione?

La Resistenza dell’Intellighenzia: i Bianconigli.

“Searching paths to knowledge:
walking through nonsense,
where noone dares.”



La Realtà non ci è nemica: la Realtà, semplicemente, non ci serve.
Ci è d’ingombro.
La Realtà, sterile associazione univoca tra oggetti e compiti da adempiere, è prevedibile nel suo svolgersi e nauseante nel suo ripetersi: l’oggetto ha quella forma perché ha quella funzione e l’unica variabile creativa che talvolta (solo talvolta) resta è il colore.
La Realtà, banale susseguirsi di livelli da conquistare, è simile ad un videogioco bidimensionale che inevitabilmente si sviluppa verso il game over: che questo arrivi presto o tardi non ha importanza poiché il presto e il tardi sono, ai nostri occhi, metriche prive di valore.

“Did you have a good world when you died? Enough to base a movie on?”

La Realtà non ci è nemica: della Realtà, semplicemente, ci disinteressiamo.
Per il suo esser priva di prospettiva, di profondità, di reazioni che generino stupore.
Partendo dal suo scheletro monodimensionale superiamo la Realtà anche nella carne: penetrandola, quasi stuprandola, continuando incessantemente a spingerci oltre.
Oltre il rosso scarlatto di tessuti che si lacerano, oltre il vuoto del nero, la completezza del bianco.
Oltre l’ultima delle possibili interpretazioni,
lì si stendono i nostri fertili terreni.
Oltre l’ultima delle possibili interpretazioni, ove la genesi di prospettive, forme e colori è l’alba del nostro quotidiano.

Noi siamo i sovrani dell’Astrazione, le chiavi di volta dei processi di comprensione globale, l’ultimo baluardo dell’ Intellighenzia.
Siamo matrioske di portali multidimensionali, vie senza ritorno.
Siamo oltre la prevedibilità, oltre la pseudo libertà offerta da scelte comunque limitate: siamo i custodi del pensiero divergente, gli amplificatori di quello creativo.

Ai limiti dell’Intellighenzia, ne rappresentiamo lo zoccolo duro, la Resistenza:
siamo gli ultimi esponenti della Casta dei Bianconigli ed abbiamo dimora in Wonderland,
Eterna dimora in Wonderland.

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Note: qui per la genesi del bianconiglio.
Quote in italics by Sadist and The Doors.

Loneliness is meaningless.

(Ovvero: trattato sull’inutilità della paradossale scelta di fidanzarsi).


Le persone che frequento regolarmente nel mio quotidiano sono consapevoli ormai da mesi del mio totale disinteresse nei confronti di (più o meno eventuali) relazioni di coppia da (più o meno eventualmente) intraprendere.
L’opzione del legame sentimentale (solitamente intenso) che intercorre tra uomo e donna non veniva più presa in considerazione da tempo, forse un anno, forse poco più: le motivazioni appartengono a quel denso nucleo di intimità che ognuno di noi custodisce con riservatezza, per questo non verranno qui esplicitate.
Si può condividere comunque il risultato di tali personali riflessioni che, in perfetta intesa, portavano tutte alla già citata conclusione: sereno distacco nei confronti dei rapporti di coppia,
sereno poiché ponderato, valutato, interiorizzato.
Come se la vita a due non fosse il mio habitat naturale,
come se non volessi vivere in cattività.

Nulla è cambiato da questo punto di vista, per mesi e mesi.

Nulla è cambiato da questo punto di vista, fino a quando Continue Reading

Simbolismi comportamentali diffusi: homo zerbinus.

Quella che è la Vita senza il prefisso http:// mi ha portato di recente a riflettere su una metafora quanto mai sottovalutata, estensione linguistica che prende origine da quel “tappeto rettangolare, solitamente costituito da materiali resistenti al deterioramento, che si pone davanti alle porte perché chi entra vi si pulisca le scarpe”.
Un oggetto senza dubbio utile ma che, così pare, tende a soffrire di evidenti problemi d’autostima quando lo si valuta a partire dalla sua proiezione nell’immaginario collettivo.
La riflessione origina dal comportamento di alcuni/e amici/che per poi spostare il suo punto focale sul sottoscritto: il che, scritto in parole povere, significa “se pensi che lui/lei si stiano comportando così, chiediti se anche tu abbia mai commesso lo stesso errore e, in caso di risposta affermativa, Continue Reading